“La chirurgia vaginale dei difetti del pavimento pelvico”

18 Novembre 2011, Centro Congressi Hotel Settecento, Presezzo (BG)

Tre donne italiane su dieci, dai 50 anni di età, soffrono di prolasso genitale, una patologia che compromette seriamente la loro qualità di vita. Il prolasso genitale è per la donna una condizione invalidante in quanto, oltre a specifiche problematiche disfunzionali – data una frequente possibilità di associazione con il deficit di continenza urinaria e/o fecale – comporta implicazioni psicologiche e sessuologiche a volte decisamente importanti. Colpisce maggiormente donne di razza bianca con una età superiore ai 50 anni ma non è infrequente anche in donne più giovani. La correzione della patologia è prevalentemente chirurgica. Le tecniche fino a oggi adottate si basano principalmente sulla ricostruzione del pavimento pelvico usando le strutture fasciali preesistenti: il tipo di approccio chirurgico è oggi effettuato prevalentemente per via vaginale ed associato spesso all’isterectomia. Ma proprio l’utilizzo di queste strutture “native” spesso deboli può esporre la paziente a rischio di recidiva, che secondo le diverse casistiche presenti in letteratura può oscillare tra il 5 e il 30% delle pazienti operate, a seconda dell’organo interessato (vescica, utero, retto). È per questo motivo che si è pensato all’utilizzo di materiali protesici che possano garantire una lunga tenuta e non richiedano la contestuale asportazione dell’utero. I risultati sono però in discussione. Questo tipo di chirurgia è infatti legato a rischi di erosioni e rigetto che creano ancora molte perplessità. Ritengo che oggi, grazie alle molteplici tecniche chirurgiche a nostra disposizione, laddove non sia stata fatta una adeguata profilassi, possa essere possibile personalizzare la terapia del prolasso, valutando l’importanza soggettiva dei sintomi, la presenza e la tipizzazione dei disturbi associati. È proprio questa l’idea alla base del nostro incontro tra colleghi: presentare e valutare le varie opzioni terapeutiche che oggi il ginecologo (in stretta collaborazione con il fisioterapista, l’urologo ed il proctologo) ha a disposizione per affrontare e curare i difetti del pavimento pelvico femminile. L’auspicio è che dalla discussione nasca una sorta di “protocollo terapeutico” chiaro ed indirizzante per tutti.  Massimo Bardi

Nell’area documenti del sito sono disponibili le singole presentazioni.